26 maggio 2012 13:51 La caduta dell’hard-disk

E’ successo.
Una sera torno a casa dopo il lavoro e sulla scrivania noto il disco esterno del Mac in una posizione del tutto innaturale.
Oddio! La donna delle pulizie! Scommetto che l’ha fatto cadere! Colpa mia, era a rischio: pochi giorni prima avevo malauguratamente pensato “quell’hard-disk rischia di cadere, poggia contro il muro e se la donna delle pulizie spostasse la scrivania cadrebbe di certo… ma dai, perché mai dovrebbe spostarla?“.
Me la sono cercata.

L’ho sempre trattato benissimo, non ha mai subito nulla di vagamente dannoso… vuoi che una sola unica caduta non me la perdona? Non si sarà rotto. O per lo meno non in maniera irrecuperabile da subito.
Confesso che la situazione di rischio un po’ è stata esaltante. Avrò perso l’intero contenuto? Dovrò tentare il recupero dei dati? Chissà cosa riporterà lo SMART!
Una volta acceso il tutto è stato assai meno eccitante di come me lo ero prefigurato: un continuo ripetersi di clack-clack dovuto al preoccupante rumore delle testine. Ahi ahi. Speriamo di avere qualche chance di recupero.
Nulla da fare, la peggiore delle situazioni: il disco non veniva nemmeno rilevato dal computer. Neanche la soddisfazione di leggere lo SMART che tanto mi affascina, di trovarvi finalmente qualche valore fuori posto.

Il disco in questione era (era!) un WD MyBook Studio da 500GB con interfaccia firewire comprato 3 anni fa. C’era il backup di TimeMachine e anni di raccolta software per il Mac, software che avrebbe potuto servirmi in futuro. Avrebbe perché una cosa che apprezzo di questo computer è che se lo cambi o aggiorni il sistema operativo non occorre reinstallare nulla: la “migrazione” funziona egregiamente, al riavvio del nuovo sistema ti ritrovi tutto esattamente come prima.
Dunque la perdita dei contenuti tutto sommato sì dispiace, ma non è stata poi tanto grave.

Dopo aver preso atto dell’irreversibilità mi sono rassegnato e deciso ad aprire il WD MyBook per estrarre l’hard-disk. Pesante, ecco perché s’è rotto con una semplice caduta! Era da tanto tempo che non maneggiavo dischi da 3,5″ e non li ricordavo tanto massicci.
Tra l’altro essendo del tipo “green” per risparmiare un po’ d’energia è ancora più sofisticato: la velocità di rotazione dei piatti è variabile e le testine non si precipitano subito in posizione con gran foga ma intercettano il dato con calma ed esattamente nel momento in cui questo gli sta passando sotto (IntelliSeek – fantastico!).
Ho aperto anche l’hard-disk, curioso di vedere se il danno fosse visibile: macché, una volta alimentato tutto pareva funzionare nella sua solita perfezione meccanica, se non fosse per le testine che non volevano stabilizzarsi ma continuavano a fare avanti e indietro tra i piatti e la sede di riposo.

 

PS: Il titolo è ispirato ad un libro che ho appena finito di leggere: La Caduta Dei Giganti di Ken Follett. Pesantissimo, 1000 pagine farcite di noiosissima politica ed esasperate da un Follett descrittivo come non mai. Ho letto tanti altri suoi libri e mi sono sempre piaciuti ma questo proprio non l’ho digerito. Ci ho impiegato oltre sei mesi! Non ho voluto abbandonarlo perché di pagina in pagina speravo sempre che migliorasse, invece no: un mattone dall’inizio alla fine.
Cosa c’entra con gli hard-disk?! Niente, il libro mi ha talmente stufato che dovevo pur lamentarmi da qualche parte!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *